Proposta

Io punto ad un PICCOLO risultato, con l’obiettivo di conseguirlo subito!

Dopo aver parlato con un medico anestesista, riporto l’attuale situazione italiana per quanto attiene la materia.

Il protocollo prevede che l’oncologo, sapendo che le condizioni sono tali da generare dolori insopportabili, inizia la somministrazione di morfina. Se la morfina è somministrata in alte dosi provoca la morte del paziente.

Per risparmiare ai famigliari la straziante attesa della morte e al malato l’inutile prolungarsi della fase di sedazione, in accordo con i parenti stessi, la terapia del dolore può essere portata ad una dose tale da fermare il cuore. Ma questo non fa parte di nessun protocollo ed è affidato alla sensibilità del medico che assiste il malato terminale. Vale a dire che se il medico si fida dei familiari, può somministrare la dose elevata di morfina e con un gesto di umana carità risparmiare il prolungarsi dell’attesa; ma se il medico non si fida dei familiari, oppure, per sue rispettabilissime convinzioni personali, somministra la quantità di morfina che allevia i dolori ma non permette il termine del dolore dell’animo, la situazione si protrae per giorni, sino a quando, finalmente,  il sopraggiungere della morte non permette ai parenti e gli amici di sublimare il dolore in un pianto liberatorio, ringraziando la sorte. La condivisione della sofferenza è terminata.

Provo a riassumere:
1- il malato vuole che la malattia faccia il suo corso, senza anticiparne la fine
2- il malato vorrebbe che la sedazione fosse profonda, sino ad anticipare l’inevitabile conclusione
3- il malato non ha avuto la possibilità di esprimersi formalmente, ma aveva espresso la sua volontà ai parenti

Nel primo caso chiaramente non c’è nessun problema.
Se però, nel secondo e terzo caso, il medico non se la sente di agire oltre il protocollo, o per intima convinzione non trova giusto farlo, il malato trascorrerà gli ultimi terribili giorni in una vacua attesa.

Io ho passato gli ultimi 10 giorni di vita di mio padre a casa con lui, per aiutarlo, assisterlo e non farlo sentire solo… ho chiesto al dottore se era possibile risparmiare a mio padre quegli ultimi, terribili giorni, durante i quali il suo corpo si disfaceva… ricordo i suoi occhi, lo sguardo che implorava un atto di umanità… ricordo il suo respiro… Avevo paura ad allontanarmi… paura di lasciarlo solo nella sua camera… gli ho iniettato tutti i farmaci per la sedazione… ma insufficienti per anticipare l’inevitabile. Cosa avrà pensato, avrà sentito, percepito, in quei giorni di sedazione? Cosa gli avranno fatto guadagnare come essere umano non lo so, so solo che non ho visto serenità in quegli occhi.

Ecco quello che chiedo: che la fortuna, dagli ultimi momenti dell’esistenza di una persona, possa essere esclusa.

Per ottenere questo si dovrebbe:

– permettere di registrare la propria volontà per il fine vita

– avere la possibilità di essere assistito da un medico favorevole alla volontà del malato, o in mancanza di questa, a quella dei parenti più prossimi.

– garantire al medico di agire nell’ambito di una rinnovata normativa.

Lo so, si tratta solo di pochi giorni di esistenza anagrafica… e poi il malato non fa manifestazioni di protesta, i morti non hanno voce… facciamo finta di nulla e quindi non facciamo nulla…

No, credo non sia giusto e credo che questo, per i malati terminali avviati alla medicina del dolore debba essere un diritto e un atto di umana carità… non domani, ma adesso.

Perché non accettare che un’opportunità già in parte possibile per molti, non divenga un diritto per tutti coloro che lo desidereranno?

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